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Tra sogni e bisogni, l'Italia arranca

Intervista a Riccardo Staglianò

di Gaia Bertotti

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri: un divario che continua ad ampliarsi e che interroga politica, economia e società.

In occasione del Festival del Classico 2025 presso il Circolo dei Lettori di Torino, Riccardo Staglianò, inviato del quotidiano La Repubblica, richiama l’attenzione su un dato che fotografa con chiarezza il disagio socio-economico italiano: negli ultimi decenni i salari medi sono arretrati del 3% (stime OCSE fino al 2020), mentre la ricchezza si è concentrata sempre più nelle fasce alte della popolazione.



GB: Una società si dice avanzata quando i bisogni della popolazione arrivano ad elevarsi a bisogni così raffinati da risultare effimeri?

RS: La società è avanzata quando una buona parte dei bisogni – ben descritti nella piramide di Maslow, che comprende anche bisogni sofisticati – viene garantita a più persone possibili. In Italia, ma non solo, viviamo in una società che fa fatica, per una porzione sempre crescente di popolazione, a garantire addirittura i bisogni fondamentali.

Quando ho cominciato a scrivere Hanno vinto i ricchi, nel 2023, il tasso di poveri assoluti era di 5,6 milioni di persone; l’anno dopo, quasi uno su 10, cioè 150.000 persone in più. Un bambino italiano su 10, cioè, non può permettersi di andare a fare la gita scolastica, e non all’estero ma nei dintorni del proprio luogo di residenza. Dal mio punto di vista, una società pienamente evoluta dovrebbe invece avere delle percentuali di povertà assoluta più basse di quelle ora registrate.


GB: Oltre alla povertà materiale va considerata anche la povertà educativa.

RS: Certo! L’unico modo sensato per uscire da questa condizione di vulnerabilità è lo studio. Il nostro tasso di persone laureate è inferiore a molti altri Paesi europei. Vi è la tendenza dei governi, soprattutto di destra, di favorire le scuole private a scapito di quelle pubbliche. Si può essere poveri in tanti modi: in maniera diretta, cioè guadagnare poco, o in maniera indiretta, ovvero sottofinanziare il welfare, quindi la sanità pubblica e la scuola pubblica. Eppure le politiche di welfare mirano a migliorare la condizione socio-economica della popolazione: una società realmente avanzata dovrebbe, infatti, fornire servizi di Stato sociale alla migliore qualità e a un prezzo vicino allo zero. Invece, la tendenza attuale è un’altra: la privatizzazione della sanità e dell’istruzione.


GB: A che punto siamo sul piano politico?

RS: La sinistra perde occasioni da molti anni e su molti fronti a livello di azione politica. Il ceto di cui la sinistra si è sempre occupata è quello dei lavoratori, la working class, e del ceto medio, eppure nell’ultimo periodo abbiamo assistito a un cambio di postura.

In America, per esempio, nel passaggio da Reagan alla terza via clintoniana la sinistra ha continuato a fare il lavoro della destra, cioè a puntare su privatizzazione e deregolamentazione. Caso simile è la Gran Bretagna: sulla scia di Thatcher, Blair ha adottato politiche di privatizzazione che fanno sì che il sistema sanitario britannico, storicamente uno dei primi magnifici sistemi sanitari pubblici, sia al collasso, ancora peggio rispetto a noi. Sappiamo quindi quali sono stati gli errori della sinistra. Spero che adesso qualcosa cambi e che la sinistra acquisti più di coraggio nell’usare parole d’ordine più forti, tra queste sottolineo la tassa patrimoniale.

In questo livello oltraggioso di disuguaglianza, è dato letteralmente di oggi quello del nuovo World Inequality Report: lo 0,001% delle persone detiene una ricchezza pari a metà della popolazione mondiale. È tempo allora di introdurre delle tasse reali, non confiscatorie. Basterebbe un aumento del 2-3% in più di tasse sui multimiliardari, ossia su persone che possono permettersi non una ma 10.000 vite. Eppure la sinistra ha paura di pronunciare quella parola perché teme di essere vista come colei che mette le mani nelle tasche dei cittadini, ma non è così. La redistribuzione è una soluzione molto valida alla povertà materiale.


GB: Abbiamo aperto con la piramide di Maslow riferita ai bisogni, pensando invece a una scala dei privilegi, quale potrebbe essere il privilegio primo, ossia il privilegio dei privilegi?

RS: Questa è una domanda impegnativa; rispondo che, secondo me, il sommo privilegio è l’accesso all’immortalità. Ho partecipato a un raduno in Svizzera che si tiene ogni anno, il Longevity Investors Conference: qui vengono presentate le migliori teorie su come allungare la vita (solo per aderire all’incontro occorre dimostrare di possedere un milione di euro in banca da investire sulla causa della longevità). La maggior parte dei miliardari negli Stati Uniti è attratta proprio dalla ricerca della vita eterna.

Immagino un futuro sufficientemente distopico, ma non tanto inverosimile, in cui i poveri si cureranno autonomamente con un’IA, mentre i ricchi avranno a disposizione i migliori medici del mondo, i quali usufruiranno in aggiunta di IA nettamente più potenti. Insomma, se non si interviene radicalmente, la tendenza è proprio il peggioramento, su più fronti, del divario tra poveri e ricchi.

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da un'idea di Gaia Bertotti

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